TIZIANA MONARI
Tiziana Monari scrive poesie e racconti dal 2007, con numerose pubblicazioni nate da premi ottenuti in concorsi letterari di interesse regionale e nazionale.
Si segnalano diversi riconoscimenti al Premio Letterario Nazionale Patrizia Brunetti di Senigallia, da cui la pubblicazione La luna di Dachau (2010) e 42 lune (Sena Nova 2012), oltre alla raccolta Hanno ucciso le parole (Sena Nova 2015).
Nel 2014 pubblica La casa dei folli, risultato del Premio Letterario Nazionale Gens Vibia. Successivamente escono La casa delle ortensie azzurre (Premio Città di Forlì, l’Ortica editore 2021) e Oltre il giardino di rose (Premio Hombres Itinerante, Atile edizioni 2023).
Di recente, dopo il primo premio al concorso Arte in Versi, pubblica Il silenzio liquido del mattino (Ivvi editore).
Motivazione del premio
L’isola di Lampedusa, luogo simbolo del contrasto tra lo splendore della natura e la disumanità del mondo, viene rievocata nella poesia con raffinatezza attraverso espressioni, immagini e suoni che rimandano alle isole del mito; ma la bellezza si lacera e attualizza nello strazio del naufragio, fino a risolversi nelle straordinarie similitudini dei corpi che si fanno alghe e del supplizio assimilato a una nenia di conchiglie in lontananza. Così la poesia trasforma la denuncia in un canto, e viceversa.
Lampedusa
È un abbaglio di sole Lampedusa
discinta, spettinata
il profilo che si dispiega dall’altura
l’alba che si frantuma sopra l’acqua
in veli di porpora e d’arancio
e sulla spiaggia ciottoli rotondi, anfratti di falesia
l’arcobaleno che si adagia sopra il verde
contiamo aironi oltre la roccia scura
l’azzurra carezza dell’onda che si inclina
la schiuma del mare che avanza imbizzarrita
e per contrasto
voci che alzano di una tacca il rumore del silenzio
che rivolgono all’aguzzino la preghiera
fantasmi di vento, di salsedine
occhi di sale e ricami d’amore sulla pelle
e corpi che si fanno alghe, diventano meduse.
Il mare ha inghiottito sogni e cuori
gli angeli spingono lievi stelle senza luce
in questa notte scura che si allunga
ci sono voci di rugiada, musica di pioggia
un fiore nitido di campo
il cielo che accoglie i pettirossi
l’assenza ha una forma quieta, bianca
è una barca naufragata nel dolore
un ago che segna la scissione
come i canti delle magnolie che si alzano nell’aria
cercando respiri e ombre indugianti accanto al sole.
Il supplizio è una nenia di conchiglie in lontananza.

